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Andrea Rottini (Redattore)
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    All'Aquila il premier cinese non c'è, ma è come se ci fosse.

    Il primo ministro cinese, Hu Jintao, è tornato a Pechino in tutta fretta per occuparsi della repressione degli Uiguri, proprio alla vigilia del G8. Il suo governo ha decretato la pena di morte per i responsabili delle violenze più gravi perpetrate nel corso delle rivolte nello Xinjiang, durante le quali, secondo fonti non ufficiali, hanno già perso la vita oltre 600 persone. Ma su queste vicende, che coinvolgono i diritti umani del colosso asiatico, gli "otto grandi", riuniti all'Aquila, hanno preferito non esprimersi.

    In ogni caso, secondo Franco Venturini del Corriere della Sera, "il G8 dell'Aquila, ieri, non è rimasto orfano del presidente Hu Jintao (...) perché gli Otto hanno mostrato coraggio decisionale proprio là dove Hu Jintao, prima di rientrare improvvisamente a Pechino, aveva comunicato al presidente di turno Berlusconi il suo scetticismo: nella difesa dell'ambiente".  Ed è proprio sulla riduzione delle emissioni inquinanti che si giocherà la partita più delicata con Pechino. Con buona pace degli Uiguri.

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