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Asia
Lo scrittore cinese Ma Jian rievoca i giorni della protesta, repressa con il massacro del 4 giugno 1989.
"Duemila anni fa, meditando sull'ininterrotto fluire del tempo, Confucio rivolse lo sguardo a un fiume, sospirò e disse: "Ciò che passa è così, non si ferma mai, giorno e notte...". In Cina il tempo può sembrare simultaneamente immobile e inarrestabile. Il Massacro di Tienanmen, che venti anni fa sconvolse Pechino, provocò la morte di migliaia di cittadini inermi, cambiò per sempre la vita di milioni di cinesi, pare oggi relegato nel Ventesimo secolo, dimenticato o ignorato, mentre la Cina prosegue la sua cieca corsa verso il futuro".
E' l'incipit del reportage "Tienanmen, venti anni dopo" dello scrittore cinese Ma Jian, pubblicato dal settimanale L'Espresso. I libri di Ma Jian, nato nel 1953, sono messi al bando in Cina. L'anno scorso è uscito "Beijing Coma", il primo grande romanzo centrato sul massacro di Piazza Tienanmen (leggi un'intervista a Ma Jian di Federico Rampini).


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