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Andrea Rottini (Redattore)
redazione@terre.it
  • Asia

    Il dissenso viaggia in rete. E mette alla berlina i potenti di Pechino.

    La Repubblica popolare ha un tribunale popolare, democratico e rivoluzionario come solo internet può essere, che smaschera i silenzi e le connivenze dei potenti. Come racconta Federico Rampini, il web è il mezzo da cui passa la nuova protesta dei cinesi contro la nomenklatura che governa il più popoloso paese del mondo.

    "La mobilitazione prende spunto anche da fatti di cronaca nera, che rivelano il risentimento popolare verso i potenti -dice l'inviato di Repubblica-. La cameriera di un karaoke-bar uccide a pugnalate un avventore che la molestava sessualmente; la polizia l'arresta ma il popolo di Internet prende le sue difese quando apprende che il cliente ucciso era un gerarca locale del partito comunista. In un altro caso la polizia ha dovuto fare un imbarazzato dietrofront dopo avere rilasciato un rampollo di buona famiglia che al volante della sua fuoriserie aveva ucciso un pedone sulle strisce; anche qui è il furore sui siti online che ha messo a nudo la corruzione dei poliziotti. E a Nanchino quando la polizia ha pestato una studentessa, i suoi compagni si sono mobilitati grazie a Twitter e ai blog".

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