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Andrea Rottini (Redattore)
redazione@terre.it
  • Asia

    Storie di bambini speciali, raccontate da un giornalista speciale.

    Jaume Sanllorente era solo un giovane giornalista spagnolo, finché cinque anni fa è andato in vacanza in India. A Mumbai ha incontrato i volti di Pooja, Lakshmi, Priyanka, Kunal, Noor: grandi sorrisi su piccoli corpi di bambini mendicanti, lebbrosi, amputati, costretti ad abitare nei quartieri più poveri e malfamati della metropoli, in alcuni dei quali ci si prostituisce a soli 7 anni.

    Quella vacanza ha cambiato la sua vita: "la scelta di prendersi carico dei bimbi di un orfanotrofio a rischio di chiusura, la decisione di fondare un’organizza­zione per gestire il progetto, e infine il grande salto: trasferirsi in India per mettere tutta la propria vita a servizio delle piccole vittime della miseria, dell’i­gnoranza, dello sfruttamento", come scrive Chiara Zappa nella sua bella intervista su Avvenire.

    «Il fat­to è che avevo deci­so di salvare quaran­ta bambini bisogno­si – racconta Sanllorente

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  • Asia

    La politica del figlio unico ha ucciso 400 milioni di bambini.

    Quattrocento milioni di persone in meno negli ultimi trent'anni. E' l'orribile risultato della politica demografica cinese denun­ciato dal dissidente Harry Wu, autore del recente "Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina" (Gue­rini e Associati, pagine 185, euro 21,50), intervistato dal quotidiano Avvenire.
  • Asia

    Lo scrittore cinese Ma Jian rievoca i giorni della protesta, repressa con il massacro del 4 giugno 1989.

    "Duemila anni fa, meditando sull'ininterrotto fluire del tempo, Confucio rivolse lo sguardo a un fiume, sospirò e disse: "Ciò che passa è così, non si ferma mai, giorno e notte...". In Cina il tempo può sembrare simultaneamente immobile e inarrestabile. Il Massacro di Tienanmen, che venti anni fa sconvolse Pechino, provocò la morte di migliaia di cittadini inermi, cambiò per sempre la vita di milioni di cinesi, pare oggi relegato nel Ventesimo secolo, dimenticato o ignorato, mentre la Cina prosegue la sua cieca corsa verso

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  • Asia

    Il dissenso viaggia in rete. E mette alla berlina i potenti di Pechino.

    La Repubblica popolare ha un tribunale popolare, democratico e rivoluzionario come solo internet può essere, che smaschera i silenzi e le connivenze dei potenti. Come racconta Federico Rampini, il web è il mezzo da cui passa la nuova protesta dei cinesi contro la nomenklatura che governa il più popoloso paese del mondo.

    "La mobilitazione prende spunto anche da fatti di cronaca nera, che rivelano il risentimento popolare verso i potenti -dice l'inviato di Repubblica-. La cameriera di un karaoke-bar uccide a pugnalate un avventore che la molestava sessualmente; la polizia l'arresta ma il popolo di Internet

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