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Andrea Rottini (Redattore)
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  • Europa

    "L'Espresso" indaga sull'agroalimentare controllato dalla mafia.

    "La mafia è in tavola, tra la verdura e la frutta". Lo dice Paolo Biondani del settimanale L'Espresso, autore di un'inchiesta sulla "longa manus" della malavita organizzata sul settore agroalimentare italiano.

    "Per misurare l'assurdità dei meccanismi di funzionamento di questo settore-vetrina del made in Italy, uno dei pochi che in teoria sarebbero in grado di resistere alla crisi, basta entrare in uno a caso dei grandi supermercati all'ingresso di Vittoria, capitale siciliana del pomodoro ciliegino (la versione senza marchio del più celebre Pachino) -dice Biondani-. Sulla vaschetta-standard da mezzo chilo, l'etichetta documenta che il produttore è un agricoltore locale. Il contenitore in plastica con l'ortaggio fresco, però, risulta confezionato da un grossista di Fondi, in provincia di Latina. Per passare dai campi di Vittoria ai supermercati di Vittoria, insomma, questi pomodorini tondi hanno percorso un viaggio di andata e ritorno di 1.636 chilometri. Un nonsenso finanziario, ambientale ed energetico. Che però non sorprende gli addetti ai lavori, prime vittime di questa e altre distorsioni della filiera alimentare. Che spesso nascondono forme di parassitismo criminale, cresciute fra speculazioni affaristiche e corruzioni.

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