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Africa
Un libro svela le complicità dei media nel genocidio ruandese.
"La radio e il machete". Un titolo che ben esprime l'efferata dinamica del genocidio ruandese: hutu contro tutsi, almeno 937 mila persone trucidate nella mattanza dei cento giorni, con la connivenza della radio di Stato, «che rese la carneficina una cosa di cui parlare senza vergogna». Parola di Fonju Ndemesah Fausta, autore de "La radio e il machete. Il ruolo dei media nel genocidio in Ruanda"(Infinito edizioni, pp. 144, euro 12, recensito dal quotidiano Avvenire.
«Servendosi della lingua parlata in tutto il Paese, il Kinyarwanda, e abusando del grande rispetto che i ruandesi avevano per le informazioni date dalle radio importanti, i genocidari –spiega Ndemesah Fausta– produssero un mondo dove il pensiero genocidario era la norma, sia per le vittime che per gli assassini». "Nel processo internazionale per il massacro -ricorda Nello Scavo-, per la prima volta nella storia i media ruandesi furono riconosciuti colpevoli di genocidio al pari degli organizzatori e degli esecutori materiali dell'olocausto".




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