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Davide Musso (editor)
davidemusso@terre.it
Scrittura, editoria, dintorni: l'ennesimo blog letterario
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    Ecco l'autobiografia del cantante degli Eels.

    Per scrivere questa recensione mi ero ripromesso di non ascoltare musica degli Eels (meglio evitare coinvolgimenti diretti e conseguenti sdolcinature), ma Rock, amore, morte, follia, l'autobiografia-che-si-legge-come-un-romanzo di Mr. E, voce e cuore della band, è talmente sincera e coinvolgente che non ho potuto farne a meno. Così eccomi qui, con il nuovo singolo "Little Bird" a fare da tappeto a una storia al tempo stesso tremenda e piena di speranza: quella di un uomo introverso cui la vita riserva tragedie in quantità (la morte del padre 51enne, il suicidio dell'amata sorella, il cancro che si porta via la madre, la capacità di innamorarsi solo di ragazze psicopatiche), che riesce però a salvarsi aggrappandosi alla sua ossessione, così necessaria: "Faccio musica, e basta. Non è una scelta. A volte, è come se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa".


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  • recensioni

    L'immigrazione secondo Roddy Doyle.

    Jimmy Rabbitte è tornato. In Irlandese al 57% (Guanda) il protagonista di I Commitments, pubblicato nell'87, ha una ventina d'anni in più e qualche chilo di troppo, ma sempre la solita fissa: la musica. Questa volta, per mettere in piedi "la band più proletaria del mondo" dovrà fare i conti con un'Irlanda decisamente cambiata, e il nuovo gruppo sarà per forza di cose multietnico. Con incisiva ironia, il nuovo libro di Roddy Doyle (una raccolta di racconti usciti su Metro Éireann, settimanale fondato a Dublino da giornalisti nigeriani) tratteggia le contraddizioni di un paese che da terra di emigranti è diventato ambita meta d'immigrazione.


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    Un romanzo che vi strapperà il cuore.

    Non ho mai sopportato chi sottolinea i libri, ma con Santo Mostro di Allan Gurganus (Playground), la tentazione è stata forte. Questo è un romanzo che ti strappa il cuore raccontandoti che cosa succede quando un ragazzino di otto anni, Clyde, sorprende sua madre sul divano di casa con il veterinario del paese.
    Prima epifania: tua madre la domenica se la spassa allegramente e non solo con il veterinario, mentre tu e tuo padre, un uomo bruttissimo che però per te è la persona più importante al mondo, ve ne andate a distribuire bibbie in giro per i motel del Nord Carolina.

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    Una storia raccontata con gli occhi del nemico.

    Vi ricordate l'adagio? Per capire le ragioni del nostro nemico dovremmo provare a indossarne i panni. E' questo il fulcro di Palestine, romanzo del tunisino Hubert Haddad (Edizioni Il Maestrale): Cham, soldato israeliano di stanza in Cisgiordania, viene catturato dai palestinesi e per lo shock perde la memoria. Senza documenti, viene ospitato nella casa della vecchia Asmahane e di sua figlia Falastin. La fortuna di Cham è quella di assomigliare in modo impressionante a Nessim, il figlio della vecchia scomparso da tempo. Ma è anche la sua condanna: diventato per tutti un palestinese, si trova a vivere sulla sua pelle i soprusi degli occupanti israeliani, e a maturare di conseguenza una decisione drammatica e radicale.

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    Il ritorno di John O'Brien.

    "È bellissimo. Alla fine ho pianto". Dopo il consiglio di una collega avevo deciso di tenermi alla larga da Via da Las Vegas, romanzo di John O'Brien riportato in libreria da minimum fax. Non amo le storie lacrimevoli. E la trama non prometteva nulla di buono: lui alcolista, lei prostituta, si conoscono e si innamorano. Ma ho dovuto ricredermi. È vero: Ben passa giorni e notti a ingurgitare alcol, e si trasferisce a Las Vegas per seguire il suo personale piano di autodistruzione. Ed è vero: Sera batte lungo la Strip e i casinò alla ricerca di clienti. Ma i due personaggi sono tutt'altro che patetici. Al contrario: hanno una forza e un'ironia difficili da dimenticare, e la scrittura di O'Brien ti intrappola in una rete da cui è impossibile liberarsi.

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    Tutti (o quasi) i segreti dei grandi.

    Fandango ha appena pubblicato il primo volume delle mitiche interviste della Paris Review, che dal 1953 mette "sotto torchio" tutti i più grandi autori. In questa prima uscita, sedici interviste a scrittori del calibro di Hemingway, Capote, Bellow, Vonnegut. Avremo modo di riparlarne su questo blog.

    Voi, intanto, procuratevi il libro: qui lo trovate con lo sconto del 20%.

    Se invece preferite cimentarvi con gli originali in inglese, il sito della rivista sta mettendo online i pdf scaricabili.

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    Basta una notte sbagliata per precipitare all'inferno.

    Metti una serata con un amico che non vedi da troppo tempo, e che definire un amico, in realtà, è riduttivo. E' il tuo migliore amico, anzi no, molto di più: è un fratello, anche se non di sangue. Il posto è un locale senza pretese, un bar anonimo come tanti altri in quel di Pavia. La birra scorre abbondante insieme alle parole: in questo periodo non te la passi granché bene, in particolare con tua moglie i toni si fanno spesso un po' troppo accesi.

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    Non è facile parlare di quello che si ama. Si perdono distanza e lucidità.

    Da piccolo mi aveva colpito una puntata della “Famiglia Bradford” (d'accordo: è inquietante che me la ricordi ancora...) in cui uno dei diecimila figli di Tom Bradford - Mary, il medico - visitava uno dei suoi diecimila fratelli ma sbagliava la diagnosi, mettendone a repentaglio la vita. O qualcosa del genere.

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    Girate alla larga da Knockemstiff, Ohio. Ad ascoltare le storie di Donald Ray Pollock non è certo un posto dove passare il resto dei propri giorni: i racconti del suo esordio letterario (Knockemstiff, Elliot Edizioni, 216 pagine, 16 euro), sono tutti ambientati nel Buco, una manciata di case sparse in mezzo al nulla, tra campi e strade polverose, e mettono in fila una serie impressionante di personaggi inchiodati al proprio destino di perdenti, senza un futuro e con l'unico sogno di andarsene via, un giorno o l'altro.

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