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Davide Musso (editor)
davidemusso@terre.it
Scrittura, editoria, dintorni: l'ennesimo blog letterario
  • le dieci regole del vecchio Elmore

    I trucchi di Elmore Leonard per una buona scrittura.


    Regola n. 2
    Evita i prologhi

    Possono essere noiosi, in particolare un prologo che segue un'introduzione che arriva dopo una prefazione. Ma queste di solito si trovano nella saggistica. In un romanzo un prologo riguarda cose accadute prima dell'inizio della storia, e puoi piazzarlo dove vuoi.
    In Quel fantastico giovedì di John Steinbeck c'è un prologo, ma è ok, perché un personaggio del libro centra il tema di tutte le mie regole. Dice: "In un libro mi piace che ci siano un sacco di chiacchiere e non mi piace che qualcuno mi dica a cosa assomiglia il tizio che sta parlando. Voglio immaginarmi a cosa assomigli dal modo in cui parla... immaginarmi quello che il tizio sta pensando da quello che dice. Mi piace qualche descrizione, ma non troppe. Di tanto in tanto vorrei che un libro tagliasse corto con le divagazioni (o gli arzigogoli, o gli ammiccamenti, come suggeriscono i Wu Ming: l'originale di Steinbeck è hooptedoodle, fate voi..., ndr). Magari si inventi qualche parola carina o canti una canzoncina con il suo linguaggio. Questo va bene. Ma vorrei che tutto questo fosse messo a parte, così non sono costretto a leggerlo. Non voglio che gli hooptedoodle si mischino con la storia".

    (Qui si ferma la citazione di Leonard, ma Steinbeck va avanti: "Se il tizio che sta scrivendo [il libro, ndr] vuole degli hooptedoodle, dovrebbe metterli all'inizio. Così se voglio posso evitarli, o magari tornarci in un secondo momento quando ho scoperto come va la storia")


    [30 giugno 2009]

     

     

     

     

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