Terre. blog
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Davide Musso (editor)
davidemusso@terre.it
Scrittura, editoria, dintorni: l'ennesimo blog letterario
  • questioni di editing

    Il decalogo di Dazieri per aspiranti pubblicatori.

    Ma come? Gli editor non sono pagati per leggere manoscritti di esordienti?
    Non esattamente. Gli editor sono pagati per pubblicare autori da loro scovati presso gli agenti o da case editrici concorrenti, per litigare con i grafici e gli uffici stampa, per presentare i libri pubblicati, per leggere le traduzioni, per revisionare i testi dei loro autori eccetera. Leggono i manoscritti nei ritagli di tempo, perché sanno che può capitare la botta di culo di trovare qualcosa di buono, ma ogni editor in media ne riceve più di uno al giorno e quando gliene si accumulano troppi sulla scrivania li getta semplicemente nel bidone. Ricordatevi che il fatto che vogliate spedire a un editor o una casa editrice non impegna i riceventi a leggervi o a darvi una risposta (per quanto la maggior parte lo faccia, soprattutto se può disporre di una segreteria di redazione). Non è questione di cortesia, ma di tempo.

    [Il resto del decalogo lo trovate sul blog di Sandrone Dazieri, scrittore, editor, consulente editoriale]


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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Giulio mozzi sui corsi di scrittura.

    È per questo che a Terre di mezzo ci stiamo "inventando" un laboratorio di scrittura creativa per bambini. Ed ecco, qui sotto, quel che pensa Giulio Mozzi della faccenda.

    Nel tuo libro (non) Un corso di scrittura e narrazione scrivi che quello che si può insegnare, circa la scrittura, è la tecnica, ma - mi pare di capire - con il talento c'è poco da fare: o c'è o non c'è. Tu tieni da anni corsi e workshop di scrittura: cosa ti ha spinto a iniziare e cosa ti spinge a continuare? In altre parole - citando involontariamente Masini - perché lo fai?
    Non considererei solo tecnica e talento: c'è anche il capitale sociale che uno eredita. Io sono figlio di borghesi colti, sono stato allevato nella lingua italiana, non mi è mai stata negata alcuna occasione formativa curricolare, sono cresciuto in una casa piena di libri, eccetera. C'è chi nasce con la camicia, come me, e chi no. La cosa vera che si può fare, in corsi e laboratori di scrittura e narrazione, è combattere la differenza tra chi è nato con la camicia e chi no. Perché, ovviamente, chi è nato con la camicia ha il dovere morale e politico di combattere questa differenza.



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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Si può imparare a "fare" gli scrittori?

    Ha senso frequentare un corso di scrittura creativa? L'abbiamo chiesto a Paolo Cognetti

    Secondo te è possibile insegnare a scrivere? Se sì, che cosa?
    Forse sarebbe meglio chiederci: si può insegnare a fare arte? O al contrario: perché insegniamo a dipingere, a suonare, a recitare, e dubitiamo che si possa insegnare a scrivere, come se lo scrittore dovesse essere l'unico artista autodidatta?
    Naturalmente, la scrittura non è solo una tecnica. Dunque non è come insegnare a nuotare o a guidare la macchina. Ma scrivere richiede strumenti che possono essere trasmessi, o almeno perfezionati: prima di tutto saper leggere bene, cioè capire come funzionano le storie che leggiamo. Imparare a riconoscere i modelli che possiamo utilizzare scrivendo.
    E poi avere a disposizione un ambiente ricettivo e uno sguardo critico, onesto e competente sul nostro lavoro. Non è poco, non ti pare?

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista inedita a Alice McDermott.

    Alice McDermott è la classica autrice che ti chiedi perché diavolo in Italia non la conosca praticamente nessuno, mentre in America è uno dei grandi nomi del firmamento letterario nazionale, due volte finalista al Premio Pulitzer e vincitrice del National Book Award (date un'occhiata agli articoli su di lei pubblicati dal New York Times). Terre di mezzo ha riportato in libreria dopo vent'anni il suo romanzo Una cosa difficile come l'amore e di recente anche Einaudi si è "accorta" dell'esistenza di questa scrittrice (guarda caso con il libro arrivato in finale al Pulitzer nel 2007, quando vinse Cormac McCarthy con La strada), mentre in passato ci avevano provato Rizzoli e Garzanti, senza poi proseguire.
    Ecco l'intervista che Alice McDermott ha gentilmente concesso a le parole necessarie.



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  • recensioni

    Un romanzo che vi strapperà il cuore.

    Non ho mai sopportato chi sottolinea i libri, ma con Santo Mostro di Allan Gurganus (Playground), la tentazione è stata forte. Questo è un romanzo che ti strappa il cuore raccontandoti che cosa succede quando un ragazzino di otto anni, Clyde, sorprende sua madre sul divano di casa con il veterinario del paese.
    Prima epifania: tua madre la domenica se la spassa allegramente e non solo con il veterinario, mentre tu e tuo padre, un uomo bruttissimo che però per te è la persona più importante al mondo, ve ne andate a distribuire bibbie in giro per i motel del Nord Carolina.

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  • parole d'autore

    "Se l'idea è abbastanza buona, se ti appartiene veramente... ti perseguiterà finché non verrà scritta".

    Che cosa scriveva all'inizio?
    Racconti. Le mi ambizioni più incontrollabili ruotano ancora intorno a questa forma. Se la si esplora a fondo, la forma del racconto mi sembra la forma più difficile e più disciplinante di prosa. Tutto il controllo e la tecnica che ho acquisito li devo interamente all'esercizio fatto con questo mezzo.

    Che cosa intende esattamente per "controllo"?
    Intendo mantenere il controllo stilistico ed emozionale sul materiale. Si dirà che sono pignolo, ma secondo me un racconto può essere rovinato dal ritmo sbagliato di una frase - soprattutto verso la fine - o da un errore in un capoverso. Henry James è l'esperto del punto e virgola. Hemingway è uno scrittore di capoversi di prima classe. Dal punto di vista del suono, Virginia Woolf non ha mai scritto una frase fatta male. Con questo non voglio dire che io ci riesca sempre. Ci provo, tutto lì.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Ivan Guerrerio, Premio Calvino 2009.

    Una storia di formazione che attraversa tre decenni, dalla contestazione degli anni 70 ai nostri giorni malati. Un amore adolescenziale per un ragazzina bellissima che diventa un mito "proibito" e pop dell'Italia che sta cambiando e non si riconosce più. Un ritratto spietato di una città, Milano, che è stata motore di un intero paese ma anche brodo di coltura per molti dei suoi mali (Tangentopoli, il berlusconismo, la tv spazzatura - a ben vedere tutti e tre strettamente legati). Ecco Splendido splendente (Agenzia X), il romanzo breve e folgorante con cui Ivan Guerrerio, al suo esordio, ha vinto il Premio Calvino 2009.

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  • recensioni

    Una storia raccontata con gli occhi del nemico.

    Vi ricordate l'adagio? Per capire le ragioni del nostro nemico dovremmo provare a indossarne i panni. E' questo il fulcro di Palestine, romanzo del tunisino Hubert Haddad (Edizioni Il Maestrale): Cham, soldato israeliano di stanza in Cisgiordania, viene catturato dai palestinesi e per lo shock perde la memoria. Senza documenti, viene ospitato nella casa della vecchia Asmahane e di sua figlia Falastin. La fortuna di Cham è quella di assomigliare in modo impressionante a Nessim, il figlio della vecchia scomparso da tempo. Ma è anche la sua condanna: diventato per tutti un palestinese, si trova a vivere sulla sua pelle i soprusi degli occupanti israeliani, e a maturare di conseguenza una decisione drammatica e radicale.

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  • le dieci regole del vecchio Elmore

    Se sembra scrittura, riscrivi tutto.

    La mia regola più importante è una regola che riassume tutte le altre dieci.

    Se suona come scrittura, lo riscrivo.

    Oppure, se l'uso appropriato diventa d'intralcio, può darsi che debba farsi da parte. Non posso permettere che quello che abbiamo imparato a proposito della composizione di un testo in inglese spezzi il suono e il ritmo della narrazione. È il mio tentativo di rimanere invisibile, di non distrarre il lettore dalla storia con una scrittura ovvia. (Joseph Conrad disse qualcosa a proposito delle parole che intralciano quello che vorresti dire).

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  • scrittori lavoratori, le videointerviste lo-fi

    Esce per Terre di mezzo il libro "(non) Un corso di scrittura e narrazione".

    Arriva oggi in libreria (non) Un corso di scrittura e narrazioneil nuovo libro di Giulio Mozzi. L'editore è Terre di mezzo, quindi ne sono particolarmente felice. Il libro, come spiega lo stesso autore, "tenta di presentare l'attività dello scrivere e del narrare come una normale attività umana, buona per la vita come sono buoni per la vita il far da mangiare, l'andare a spasso e il conversare con le amiche e gli amici... anche per questo i discorsi più o meno teorici, i commenti a testi, l'illustrazione di regole e criteri si mischiano continuamente con ricordi di lezioni, pezzi d'autobiografia, conversazioni notturne con amici e colleghi."
    Questo per Giulio è un periodo florido per le pubblicazioni, dato che nel giro di due mesi sono usciti anche altri due titoli: Sono l'ultimo a scendere (Mondadori) e Corpo morto e corpo vivo (Transeuropa), di cui vorrei parlare al più presto su questo blog.

    Domenica 6 dicembre alle ore 16 il (non) corso verrà presentato a Roma, alla fiera della piccola e media editoria "Più libri più liberi" (Sala Turchese).

    Qui sotto, la videointervista lo-fi a Mozzi, che ci racconta cosa fa (e cosa ha fatto) per vivere. Perché, ovviamente, di scrittura non si campa.

    [anche su Vimeo]

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  • le dieci regole del vecchio Elmore

    Ci siamo quasi, vecchio mio.

    Regola n. 10

    Cerca di lasciare fuori quello che i lettori tendono a evitare.

    Una regola che mi venne in mente nel 1983. Pensa a quello che eviti quando leggi un romanzo: densi paragrafi di prosa che, ti rendi conto, hanno troppe parole. Quello che sta facendo lo scrittore è: scrivere, commettere un hooptedoodle, forse spararne un'altra sulle condizioni atmosferiche, oppure è entrato nella testa del personaggio, e il lettore sa già cosa sta pensando il tipo o non gliene frega niente. Scommetto che non avete mai saltato un dialogo.

  • parole d'autore

    "Per scrivere una storia mi ci vogliono sei mesi. Non riesco a scrivere cinque parole senza cambiarne sette".

    Da quegli anni [dell'infanzia, ndr] ha mai tratto materiale per le sue storie?
    Tutti quegli scrittori che raccontano della loro infanzia! Dio Santo, se io scrivessi della mia, lei non vorrebbe stare nella stessa stanza con me.

    Allora qual è la fonte di ispirazione per il suo lavoro?
    Il bisogno di soldi, mia cara.

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  • parole d'autore

    Lo scrittore irlandese e i suoi timori di essere un "bluff".

    "Spesso penso che la ragione per cui esistono i romanzieri è che loro stessi non siano sicuri di qualcosa e che usino i personaggi dei loro libri per riuscire a comprendere le cose. O per intavolare una discussione con se stessi".

    Il successo di Stella del mare "ha spento una candela di inquietudine che c'era nella mia testa da quando ho iniziato a scrivere - quella piccola voce che sta nella testa di ogni scrittore e dice forse non sei bravo, forse devi smettere, forse sei un impostore.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista inedita all'autrice di "La fine di Alice" e "La figlia dell'altra".

    Nel 1989 ha affidato il suo esordio a un libro scritto quando aveva 19 anni, un romanzo su di un ragazzino che scopre l'omossessualità del padre ed è costretto a reinvetarsi l'immagine e il rapporto che aveva con lui. Con La fine di Alice ha toccato il tema nero della pedofilia. In un memoir intenso come La figlia dell'altra ha messo a nudo il suo passato, raccontando, lei figlia adottiva, del suo incontro con la madre biologica all'età di trentun anni.
    A.M. Homes oggi di anni ne ha quasi 48 e vive a New York, dove insegna scrittura creativa all'università.

    Come - e perché - hai iniziato a scrivere?
    Ho iniziato a scrivere quanto avevo più o meno quindici anni - e con questo intendo scrivere quotidianamente. Perché? Perché è un modo di organizzare la mia esperienza, di esaminare/comprendere il mondo intorno a me, e spesso è un modo meraviglioso per viaggiare nel tempo, per esplorare cosa vuol dire essere qualcuno di diverso da me stessa.

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  • le dieci regole del vecchio Elmore

    Imparate da Hemingway.

    Regola n. 8
    Evita le descrizioni dettagliate dei personaggi.

    Cosa che Steinbeck ha fatto ampiamente. Nel racconto di Ernest Hemingway "Colline come elefanti bianchi" a cosa assomigliano l'"americano e la ragazza che sta con lui"? "Lei si era tolta il cappello e l'aveva messo sul tavolo". Questo è l'unico riferimento a una descrizione fisica all'interno del racconto, eppure riusciamo a vedere la coppia e a conoscerli dai toni delle loro voci, senza nessun avverbio in vista.

  • recensioni

    Il ritorno di John O'Brien.

    "È bellissimo. Alla fine ho pianto". Dopo il consiglio di una collega avevo deciso di tenermi alla larga da Via da Las Vegas, romanzo di John O'Brien riportato in libreria da minimum fax. Non amo le storie lacrimevoli. E la trama non prometteva nulla di buono: lui alcolista, lei prostituta, si conoscono e si innamorano. Ma ho dovuto ricredermi. È vero: Ben passa giorni e notti a ingurgitare alcol, e si trasferisce a Las Vegas per seguire il suo personale piano di autodistruzione. Ed è vero: Sera batte lungo la Strip e i casinò alla ricerca di clienti. Ma i due personaggi sono tutt'altro che patetici. Al contrario: hanno una forza e un'ironia difficili da dimenticare, e la scrittura di O'Brien ti intrappola in una rete da cui è impossibile liberarsi.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Giorgio Falco.

    Intrappolati nelle loro vite "a schiera" in quel di Cortesforza, centro residenziale immaginario ma fin troppo reale alle porte di Milano, i personaggi di L'ubicazione del bene (Einaudi), secondo lavoro di Giorgio Falco dopo il precedente Pausa caffé (Sironi), lottano per restare a galla, alla ricerca di un "bene" che non riescono a trovare.

    Scrivi che Cortesforza è "qualsiasi luogo". Perché?
    Cortesforza è la rappresentazione di tutti i possibili luoghi suburbani, costruiti sul modello americano adattato al territorio italiano: dipendenza dall'auto, dispersione abitativa che coincide con una dispersione affettiva. Un luogo politico, pur nella sua asetticità che, fin dal nome, sminuisce anche la Storia. I personaggi hanno comprato qualcosa di più di una casa: uno stile di vita, e quindi, un sogno.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Jadelin Mabiala Gangbo, autore del romanzo "Due volte" (edizioni e/o).

    Da ragazzino ero fissato con le citazioni. Frasi rubate a libri e canzoni con cui riempivo le pagine del diario di scuola. Nel suo ultimo romanzo (Due volte, edizioni e/o), Jadelin Mabiala Gangbo, scrittore italiano di origine congolese, dà voce con un candore commovente alle micro avventure di Daniel e David, gemellini rasta ospiti di una comunità per minori in attesa che il padre esca dal carcere, e regala al lettore delle perle memorabili ("La chiamiamo Faccia di Muro (...). A lei non interessa piacere alla gente, lei è già soddisfatta di stare tutto il giorno attaccata alla parete dell'aula giochi a guardarci giocare come fosse un ragno"; "Finché non sai niente di loro i bambini nuovi sono solo bambini a forma di punto interrogativo"; "E' strana Agata. E' come un vecchio quadro che ti guarda") che fanno rimpiangere di non avere più quindici anni e una Smemoranda a portata di mano.

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  • le dieci regole del vecchio Elmore

    Continua il mini-corso di Elmore Leonard.

    Regola n. 6
    Non usare mai la parola "improvvisamente"

    Questa regola non ha bisogno di una spiegazione. Ho notato che gli scrittori che usano "improvvisamente" tendono a esercitare un controllo inferiore nell'applicazione dei punti esclamativi.

  • recensioni

    Tutti (o quasi) i segreti dei grandi.

    Fandango ha appena pubblicato il primo volume delle mitiche interviste della Paris Review, che dal 1953 mette "sotto torchio" tutti i più grandi autori. In questa prima uscita, sedici interviste a scrittori del calibro di Hemingway, Capote, Bellow, Vonnegut. Avremo modo di riparlarne su questo blog.

    Voi, intanto, procuratevi il libro: qui lo trovate con lo sconto del 20%.

    Se invece preferite cimentarvi con gli originali in inglese, il sito della rivista sta mettendo online i pdf scaricabili.

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  • le dieci regole del vecchio Elmore

    Il quarto precetto dell'autore di "Jackie Brown".

    Regola n. 4
    Non usare un avverbio per modificare il verbo "disse"...


    ... ammonì lui gravemente. Usare un avverbio in questo modo (o in quasi qualsiasi modo) è un peccato mortale. Lo scrittore ora si espone sul serio, utilizzando una parola che distrae e che può interrompere il ritmo dello scambio. C'è un personaggio in uno dei miei libri che dice di essere solita scrivere romanzi d'amore storici "pieni di stupri e avverbi".

     

    (a proposito di Jackie Brown: qui e qui lo trovate con il 50% di sconto)

  • le (altre) videointerviste lo-fi

    Parla Andrea Girolami, ideatore di un nuovo programma musicale online.

    Ventinove anni, marchigiano trapiantato a Milano, Andrea Girolami ha la musica nel Dna: ha lavorato per Mtv, ha messo in piedi una web radio (oggi passata a miglior vita), scrive su Rumore. E adesso si è inventato una cosa che in Italia non esisteva ancora: si chiama Pronti al peggio, è un programma musicale online realizzato da uno staff di sole tre persone (compreso Girolami) che - grazie al passaparola in rete - sta andando alla grande. La conferma che una tv intelligente, volendo, si riesce a fare.

    [anche su YouTube]

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  • le dieci regole del vecchio Elmore

    Il dialogo secondo Elmore Leonard.

    Regola n. 3
    Non usare mai un verbo diverso da "disse" per il dialogo

    Il dialogo appartiene al personaggio; il verbo è lo scrittore che ci sta mettendo dentro il suo naso. Ma "disse" è molto meno invadente di "brontolò", "ansimò", "avvertì", "mentì". Una volta mi sono accorto che Mary McCarthy aveva terminato la battuta di un dialogo con "lei asserì" e ho dovuto interrompere la lettura per prendere il dizionario.

     

  • le dieci regole del vecchio Elmore

    I trucchi di Elmore Leonard per una buona scrittura.


    Regola n. 2
    Evita i prologhi

    Possono essere noiosi, in particolare un prologo che segue un'introduzione che arriva dopo una prefazione. Ma queste di solito si trovano nella saggistica. In un romanzo un prologo riguarda cose accadute prima dell'inizio della storia, e puoi piazzarlo dove vuoi.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista inedita all'autore di "La più lucente corona d'angeli in cielo".

    Ho l'impressione che spesso - forse un troppo spesso - tendiamo a dimenticarci che uno scrittore, per quanto famoso e celebrato, è e resta un essere umano. Il problema è che a volte sono gli stessi scrittori a dimenticarselo. Ma questo, ovviamente, vale un po' per tutti. Poi succede che trovi un autore - uno che il New Yorker ha inserito tra i più significativi degli ultimi anni - felice di presentare il suo ultimo libro in un circolo Arci alla periferia di Milano, felice per quelle quaranta persone che, pur di sentirlo parlare, hanno sfidato la pioggia e il traffico all'ora di punta in un giorno feriale, quelle quaranta persone che fanno domande anche oltre il termine della presentazione e lui se sta lì, a chiacchierare amabilmente con ognuno. Be', trovi uno scrittore così e finisce che quasi ti stupisci. Ed è strano, no?

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Marco Videtta.

    Ha esordito a quattro mani con Massimo Carlotto e, da poco, è in libreria con Un bell'avvenire (entrambi i libri sono usciti per le edizioni e/o), romanzo dal sapore noir che racconta l'Italia del '48, appena uscita dal Secondo conflitto mondiale, e indaga l'identità fascista del nostro paese. Tema fin troppo attuale: "Ho parlato del passato con uno sguardo rivolto al presente" dice Videtta in questa intervista. "Basti pensare che Mussolini conquistò il parlamento grazie ad una riforma della legge elettorale che gli regalò un cospicuo premio di maggioranza…".

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Parla Jory John, della scuola di scrittura fondata da Dave Eggers.

    Dimenticatevi i compiti in classe e quando stavate dietro a un banco, scordatevi dei cd contraffatti, dei falsi artistici e compagnia bella. Copiare, in certi casi, serve e veicolare buone idee. Prendete per esempio l'esperienza di 826 Valencia, la scuola di scrittura creativa non-profit fondata a San Francisco dallo scrittore Dave Eggers: è nata per aiutare bambini e adolescenti con problemi scolastici ed è pensata per rendere la scrittura una pratica “emozionante”, come ci racconta Jory John, direttore dei programmi di 826 Valencia.

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  • varie ed eventuali

    Stoccata di Tullio De Mauro a Gian Arturo Ferrari.

    Su Repubblica di oggi, il presidente del Premio Strega risponde per le rime a Gian Arturo Ferrari. Il direttore generale della divisione libri di Mondadori aveva definito l'ex ministro (cito la sintesi fatta dal quotidiano) "un insigne linguista, un professore, troppo distaccato: meglio la passione della Rimoaldi").

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  • varie ed eventuali

    "Vorrei che le mie frasi passassero un test ragionevole di necessità", dice Giorgio Fontana.

    Sul suo blog, lo scrittore milanese (e autore, tra l'altro, del nostro Babele 56, che in questi giorni sta incontrando un rinnovato interesse da parte dei media anche grazie a Maroni & Berlusconi) prova a rispondere alla domanda, apparentemente semplice, di un'amica: "Perché scrivi poco?", chiede la fanciulla riferendosi in particolare ai rari (secondo lei) aggiornamenti del sito di Fontana.

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  • recensioni

    Basta una notte sbagliata per precipitare all'inferno.

    Metti una serata con un amico che non vedi da troppo tempo, e che definire un amico, in realtà, è riduttivo. E' il tuo migliore amico, anzi no, molto di più: è un fratello, anche se non di sangue. Il posto è un locale senza pretese, un bar anonimo come tanti altri in quel di Pavia. La birra scorre abbondante insieme alle parole: in questo periodo non te la passi granché bene, in particolare con tua moglie i toni si fanno spesso un po' troppo accesi.

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  • recensioni

    Non è facile parlare di quello che si ama. Si perdono distanza e lucidità.

    Da piccolo mi aveva colpito una puntata della “Famiglia Bradford” (d'accordo: è inquietante che me la ricordi ancora...) in cui uno dei diecimila figli di Tom Bradford - Mary, il medico - visitava uno dei suoi diecimila fratelli ma sbagliava la diagnosi, mettendone a repentaglio la vita. O qualcosa del genere.

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  • varie ed eventuali

    Crisi? Qualcuno ha detto crisi?

    Ogni tanto mi sembra di tornare indietro nel tempo: vi ricordate quel gioco divertentissimo in cui chi stava "sotto" doveva voltarsi di spalle, prendersi una entusiasmante serie di schiaffoni da uno degli altri partecipanti e poi era pure costretto a indovinare chi fosse stato a randellarlo?

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  • varie ed eventuali

    Non ditemi che non ve ne siete mai accorti. Ogni anno, in prossimità del Festival di Sanremo scoppia una polemica più o meno accesa legata alla manifestazione canora che, se solo fossimo un po' meno ingenui, potremmo pensare montata ad arte per far parlare i giornali (e i pendolari sul tram) dell'artista/soubrette/presentatore di turno, oltre che, ovviamente, del Festival stesso. Quest'anno, tanto per rinfrescarci la memoria, è stata la volta di Povia.

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  • recensioni

    Girate alla larga da Knockemstiff, Ohio. Ad ascoltare le storie di Donald Ray Pollock non è certo un posto dove passare il resto dei propri giorni: i racconti del suo esordio letterario (Knockemstiff, Elliot Edizioni, 216 pagine, 16 euro), sono tutti ambientati nel Buco, una manciata di case sparse in mezzo al nulla, tra campi e strade polverose, e mettono in fila una serie impressionante di personaggi inchiodati al proprio destino di perdenti, senza un futuro e con l'unico sogno di andarsene via, un giorno o l'altro.

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  • varie ed eventuali

    Le parole hanno un fascino strano. Da piccolo mi divertivo a leggere tutte le etichette che mi capitavano sott'occhio. Ma la mia passione erano quelle dell'acqua minerale. A tavola non mi perdevo una sillaba: data e luogo di imbottigliamento, scadenza (proprio così: mese e anno segnati con delle tacche sul bordo), la rassicurante dichiarazione del laboratorio d'analisi circa la purezza microbatteriologica di quello che stavo bevendo. E poi, soprattutto, la lista dei minerali: leggevo e rileggevo quei nomi astrusi chiedendomi se stessi facendo un affare a tracannarli tra un boccone e l'altro.

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  • varie ed eventuali

    Berlusconi in AbruzzoA proposito di parole necessarie: a poche ore dalla tragedia abruzzese, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è affrettato a sottolineare che questo terremoto è "Una tragedia senza precedenti". 

    Lo scrittore Giulio Mozzi fa invece notare come, nel corso degli ultimi cento anni, il nostro paese sia stato colpito da sismi ben più gravi: basterebbe citare il caso di Messina nel 1908 (secondo alcune stime, e contando anche le vittime di Reggio Calabria, i morti furono 130.000) oppure, in anni più recenti, il terremoto in Irpinia, nel 1980 (2.735 morti).

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