Terre. blog
foto
Miriam Giovanzana (direttore editoriale)
miriamgiovanzana@terre.it
non spezzerà una canna già incrinata
  • Convivenze

    La pietà che, secondo alcuni, non ci possiamo permettere.

    Avranno mentito, per enfatizzare la propria tragedia? Si mente in fin di vita? 5 superstiti, ma in tv ne abbiamo visti solo due. Vediamo ormai quasi nulla di ciò che accade in questo pezzo di mare. La strategia pare chiara: niente testimoni, e la realtà scompare. Non ci sono vittime, e neanche colpevoli e, ovviamente, rimorsi.

    Per questo, in questo agosto 2009, mi sembra importante leggere due commenti: Marina Corradi, su Avvenire, e Gad Lerner su Repubblica. Chiude il suo articolo, Marina Corradi, con queste parole (che tanto hanno scandalizzato il senatore Bossi): "La nuova legge del non vedere. Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quan­do, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo, ci chiedia­mo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il tota­litarismo e il terrore, a far chiudere gli oc­chi. Oggi no. Una quieta, rassegnata in­differenza, se non anche una infastidi­ta avversione, sul Mediterraneo. L’Oc­cidente a occhi chiusi. Cinque naufra­ghi sono arrivati a dirci di figli e mariti morti di sete dopo giorni di agonia. Nel­lo stesso mare delle nostre vacanze. U­na tomba in fondo al nostro lieto mare. E una legge antica violata, che minac­cia le stesse nostre radici. Le fonda­menta. L’ idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale".

    Sì, in questi casi sono scosse le fondamenta della nostra umanità, del nostro vivere. Non ce ne vogliamo accorgere, ma se questi non sono uomini, neanche noi siamo uomini.

    E c'è un sito che quotidianamente ci accompagna in questo orrore, costruito con tenacia e volontario coraggio da un giovanissimo giornalista, Gabriele Del Grande, che è stato anche tra i collaboratori di Terre di mezzo: si chiama "Fortress Europe", "fortezza Europa".

    Ecco che cosa scrive: "Lo scorso 14 agosto abbiamo ricevuto una email da Malta in cui ci chiedevano se sapevamo niente di un gommone con 80-85 eritrei a bordo, tra cui 25 donne, che avrebbe dovuto lasciare le coste libiche intorno al 29 luglio. Da vari Paesi d'Europa i familiari dei passeggeri chiedevano notizie sulla loro sorte, inquieti. Abbiamo risposto di no, che non c'era stato nessuno sbarco di quelle dimensioni e che probabilmente erano stati respinti anche se non ci risultava una notizia di un simile respingimento. Escludevamo infatti che dopo 15 giorni l'imbarcazione potesse essere ancora alla deriva. Non è possibile passare inosservati con tutto il traffico di pescherecci e mezzi di pattugliamento che c'è nel Canale di Sicilia con il mare buono. Abbiamo sbagliato..."

    Bisognerà ricordarsene almeno il 30 agosto 2009, quando il capo del governo italiano (con le Frecce tricolori) sarà ospite di Gheddafi in Libia, Paese con il quale l'Italia ha stretto accordi nel dicembre 2007 (Protocolli operativi) e nell'agosto 2008 (Trattato di amicizia italo-libico). L'Italia pratica ormai la politica dei respingimenti, nonostante sia ormai ben documentato che "per i migranti rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione libici sembra non esserci più scampo, soprattutto se provengono dall’africa sub-sahariana, come dalla Somalia o dall’Eritrea, o se sono di fede cristiana".

    Scrive ancora Fortress Europe: "Nessun mezzo di informazione italiano ha riportato notizie su quanto avvenuto a Bengasi (l'uccisione di un numero imprecisato di migranti somali detenuti nel carcere libico), come nessun mezzo di informazione dà più notizia degli sbarchi a Lampedusa o dei respingimenti collettivi verso la Libia praticati in acque internazionali da unità militari italiane. Una censura imposta ( quando non si tratti di autocensura) per coprire le violazioni dei doveri di protezione incombenti agli stati. E sempre più spesso tra i migranti riconsegnati dalle autorità italiane alla polizia libica si trovano somali, anche donne e minori non accompagnati che, in base alle Convenzioni internazionali, le autorità italiane avrebbero il dovere di accogliere. Quanto è successo a Bengasi lega direttamente Italia e Libia nelle responsabilità per gli abusi commessi ai danni di migranti dopo i recenti accordi di collaborazione. Dopo gli accordi con l’Italia risulta da fonti diverse che la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione libici sta diventando giorno dopo giorno sempre più drammatica".

Suggerimenti
Altri blog
Creative Commons License
i contenuti di questi blog sono rilasciati sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia.