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Miriam Giovanzana (direttore editoriale)
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non spezzerà una canna già incrinata
  • Attualità

    Eni e Saipem sotto accusa per gli affari in Nigeria.

    Un articolo del Corriere della sera dell'8 settembre 2009, firmato da Giuseppe Guastella:

    La Procura di Milano vuole che l' Eni e la sua controllata Saipem siano interdette da avere rapporti d' affari «diretti e indiretti» con l' Nnpc, l' ente petrolifero nazionale della Nigeria. Sono gli sviluppi dell' inchiesta per corruzione internazionale aperta dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro secondo i quali tra il 1994 e il 2004 sarebbero state pagate tangenti per 180 milioni di dollari a politici e militari nigeriani dal consorzio Tskj, del quale faceva parte al 25% la ex Snamprogetti (poi incorporata dalla Saipem), l' americana Kbr, la giapponese Jgc e la francese Technip.

    Grazie alle mazzette, Tskj si sarebbe assicurato appalti da 6 miliardi di dollari per sei megaimpianti di trasporto e stoccaggio di gas liquefatto a Bonny Island. La richiesta della Procura, legata all' ipotesi di responsabilità amministrativa delle società, è stata presentata negli ultimi giorni di luglio sul filo di lana della prescrizione di 5 anni prevista dalla legge 231 del 2001. Sarà esaminata il 22 settembre dal gip Mariolina Panasiti in un' apposita udienza alla presenza dei legali delle due società e contiene anche stralci della testimonianza che nel 2002 Franco Bernabé fece al processo per i fondi neri Eni, quando l' ex ad sostenne che dopo Mani pulite erano state prese tutte le misure necessarie a scongiurare altri episodi di corruzione. Un riferimento che compariva anche nel decreto con il quale la Guardia di Finanza di Milano il 17 luglio ha perquisito gli uffici dell' ex Snamprogetti (due ex manager sono indagati, ma solo per il periodo 2002-2004). I pm, riportando le dichiarazioni di un testimone, un altro ex manager Snamprogetti dal nome mantenuto «coperto», scrissero di comportamenti «improntati a deliberata elusione del codice etico che Eni aveva adottato dopo le vicende emerse all' inizio degli anni ' 90, consistite nella creazione di fondi neri da parte delle società Snamprogetti e Saipem, utilizzati allo scopo di pagare provvigioni a intermediari all' estero». Secondo gli investigatori, a versare le tangenti ai nigeriani non era direttamente Tskj, ma consulenti pagati da una società partecipata dalla joint venture. La gola profonda rivelò che per evitare di violare il codice etico, la «direzione di Snamprogetti» aveva dato «indicazione» ai suoi rappresentanti di «non partecipare alle delibere» sulle consulenze. Assenza strategica, visto che venivano comunque approvate con il 75% dei voti garantito con il tacito consenso degli altri tre soci. L' inchiesta è partita in Francia e si è sviluppata in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. È basata anche sulle ammissioni di Albert Jackson Stanley, il manager Kbr, controllata dalla Halliburton guidata all' epoca da Dick Cheney, futuro vicepresidente nell' era Bush. Stanley ha concordato con la magistratura Usa 7 anni di pena. In una nota allegata alla relazione semestrale pubblicata il 7 agosto, Eni ha dichiarato che l' inchiesta milanese «potrebbe avere un impatto significativo sui risultati», anche se «non è possibile, in questa fase, quantificare le perdite potenziali». In ogni caso, ha spiegato di stare collaborando con i magistrati annunciando «che promuoverà tutte le misure legali per tutelare gli interessi e la reputazione della compagnia, nel caso che la responsabilità dei dipendenti e dei collaboratori venga provata».

    Corriere della sera

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