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Miriam Giovanzana (direttore editoriale)
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non spezzerà una canna già incrinata
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    Ci sono articoli che meritano di essere letti e riletti. Come questo, scritto da Roberto Saviano, autore di "Gomorra", sulle pagine di Repubblica il 22 settembre 2008.

    "I responsabili hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no". Comincia così l'articolo del giovani giornalista-scrittore che fa nomi e cognomi della criminalità organizzata in Campania, pochi giorni dopo la strage di 6 africani a Castel Volturno (ma i morti ammazzati in meno di sei mesi sono 16): nell'articolo ci sono i nomi dei killer, ma anche dei boss e dei mandanti, e i luoghi dove si nascondono. Ci vuole coraggio e dedizione per scrivere e pubblicare articoli come questi. Ed è il coraggio che si condivide e s'impara leggendo articoli così.

    "Nella vostra terra -scrive Saviono-, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com' è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, 'così è sempre stato e sempre sarà così'? Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire 'non faccio niente di male, sono una persona onesta' per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente? Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d' azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d' Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli.L’articolo è firmata anche dal potente agente letterario di Saviano, e non so perché. Magari ce lo può spiegare".

    Uno scritto che, dopo il libro "Gomorra", segna la denuncia più alta da parte di Saviano e che dà l'avvio a una forte ondata di proteste e, finalmente, anche ad azioni efficaci da parte dello Stato che portano, nelle settimane seguenti, ad una serie di arresti. Da allora, la vita sotto scorta dello scrittore diventa ancora più difficile tanto da annunciare un esilo volontario dal nostro Paese. Gli arrivano centinaia di lettere di solidarietà. Tra le iniziative più belle, una notte di novembre a Milano, in zona porta Genova  una cinquantina di persone "ci mettono la faccia": sui muri tra via san Vincenzo e via Ariberto compaiono, uno dopo l'altro, 53 poster in bianco e nero con  i volti di "siamo tutti Saviano". Un modo per dire la solidarietà con lo scrittore ma anche per dire "noi ci siamo". La notizia dei poster fa il giro d'Italia. E il gsto di "metterci la faccia" continua, per tutti coloro che non vogliono tirarsi indistro.

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