Progetto libri illustrati dal 1974, dopo essermi laureata in Architettura ed aver collaborato per diversi anni con un centro di psicologia per l'età evolutiva. Ho pubblicato in molti paesi del mondo e ho ricevuto diversi riconoscimenti: il premio Lega Ambiente, il premio Alpi Apuane, il premio Andersen. Considero il libro illustrato uno straordinario strumento per dare valore alla relazione tra adulti e bambini in dalla primissima infanzia e per aprire una comunicazione fatta di complicità e fiducia. Trovo che molti libri per bambini siano perfetti anche per gli adulti. Ma non è detto che i libri, per il solo fatto di essere illustrati siano sempre perfetti per i bambini. Come in ogni campo dell'arte, si cerca, si sperimenta, si tenta... ma come in ogni arte applicata, bisogna avere ben presente l'utente finale.
e.bussolati@alice.it
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tutto ritorna
Si parla di libri per bambini che non sono solo per bambini

Tra i tanti libri illustrati che in questo periodo inondano le librerie, ci sono quelli per adulti-bambini o per bambini-adulti, non so. In ogni caso libri trasversali, che si comperano soprattutto perché piacciono a noi “grandi”. E’ una scelta onesta: ritrovare il gusto del gioco, delle belle figure, dell’ironia bambina non può che farci bene. Anzi, può essere una buona premessa di condivisione del piacere di leggere con un bambino, a patto che l’adulto sappia trasmettere con passione ciò che lo ha attratto in quel libro.
Fa parte di questo genere di libri la produzione della casa editrice Orecchio acerbo, che esce ora con il terzo titolo di Peter Newell, un autore dell’inizio del ‘900. Delizioso nel formato, “I pisolini di Patty” riproduce meglio, rispetto all’epoca, i disegni di questo bravissimo illustratore. E’ stato fatto sui colori uno splendido lavoro di restauro. Si sono persi invece i giochi di parole, intraducibili, come spiegano i curatori nella postfazione.
Figlia di Alice nel paese delle meraviglie e di Pierino porcospino, la narcolettica Polly, meno famosa di Little Nemo di Mc Cay, è altrettanto visionaria ma si muove, al contrario di lui, in un ambito più casalingo, da brava bambina. E ha un sacco di fantasie, tutte piuttosto aggressive. L’occasione di ridere sui disastri involontari o sulle vendette dei giocattoli verso la bambina, è ghiotta e, se vogliamo proprio essere pedagoghi, può educare all’autoironia mentre contemporaneamente non si rischia l’identificazione, da quanto è paradossale il personaggio. Polly è una sorta di clown e nessun bambino, dopo i due anni, ha la tentazione di fare le stesse cose che fa un clown o ne ha paura. Al contrario, si ride, si ride a garganella, soprattutto nel vederla sedersi per sbaglio sopra a un papà diventato minuscolo come una bambola.
“Oh scusa papà” dice la bambina accorgendosi con orrore che lo ha schiacciato. “Non volevo, davvero!”. Freud sorriderebbe… e i bambini non ne sanno ancora nulla. Ma questo è un libro che scopriranno a poco a poco e ancora piacerà, quando saranno grandi.



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