Terre. blog
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Emanuela Bussolati (autrice di libri illustrati)
e.bussolati@alice.it
  • in libreria

    Nell’editoria italiana esistono libri che abbiano come “eroe” un bambino con la pelle scura?

    Questa la domanda che mi ha posto la conduttrice di un blog interessante. 

    Non intende riferirsi a libri che parlino di superamento delle differenze o  di “integrazione”. Di libri che trattano questi argomenti ne sono usciti molti, alcuni dei quali molto belli.

    Piuttosto invece è in cerca di  libri che semplicemente abbiano come personaggio principale un bambino marrone, marroncino, beige, nero… La domanda ha senso perché  vorrebbe offrire ai bambini  di pelle scura degli spazi di identificazione. Così come si regala a un  bambino che non dorme volentieri, un libro con un bambino che non dorme volentieri ma che risolve felicemente la cosa.

    Al primo momento mi sono detta: bella domanda! Giusto in Italia ha un senso, perché se si va in Inghilterra o in Francia, il problema non si pone: là la società è multicolore da tempo e le discriminazioni  semmai  sono a livelli più sottili. Appunto. Mi sono domandata se la prevalenza delle discriminazioni sia quella del colore, o piuttosto quella della provenienza. Quella del colore comunque c’è: in India le ragazze di pelle chiara sono più ambite e questo capita in molti altri paesi. Comunque sia, in ogni parte del Mondo la discriminazione cade, se la famiglia del bambino, nera o bianca che sia, è ben posizionata socialmente.

    Il fatto è che dovrebbe entrare nella consuetudine che in una società complessa i personaggi dei libri siano di generi diversi, di vario colore e di differente provenienza. Ma dal punto di vista commerciale, quando ci si orienta su un tema specifico, il mercato si restringe e con il timore di non vendere abbastanza, non si pubblica. Dal punto di vista del contenuto invece, c’è il rischio che prendendo come focus una categoria, si  separi un modo di essere da tutti gli altri. Due cose paradossali  superate solo da una “visione” realmente normalizzante e cioè attenta alla singola persona e alla sua vicenda umana, piuttosto che a delle categorie. Sono indispensabili quindi grandi scrittori o grandi sceneggiatori, per non cadere negli stereotipi e nella banalità.

    Quando disegnavo per le case editrici inglesi, mi veniva indicato il numero di bambini con tratti orientali, afro del nord, afro del sud o bianchi da disegnare nelle illustrazioni. Il che dava una rappresentazione reale di quanto era vissuto quotidianamente. Ora anche qui in Italia a volte le redazioni fanno questa scelta, soprattutto nei libri didattici o scolastici. Ma l'evoluzione è lenta. I libri di fantasia invece, se hanno interpreti con la pelle scura, quasi sicuramente vengono dall’estero.

    Ora comunque rizzerò le antenne e partirò in esplorazione.

     

    Per ora, fresco fresco, è uscito un libro illustrato per i piccolini. “Dieci dita alle mani Dieci dita ai piedini” di Mem Fox, illustrato da Helen Oxenbury  pubblicato da Il castoro e proveniente dall’Inghilterra.

    In un nido continuano ad arrivare bambini, tutti diversi, adorabilmente coccolabili, come si fa spesso, sbaciucchiando le dita delle mani e dei piedi…  E’ vita quotidiana, semplice, semplice. 

     

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