Progetto libri illustrati dal 1974, dopo essermi laureata in Architettura ed aver collaborato per diversi anni con un centro di psicologia per l'età evolutiva. Ho pubblicato in molti paesi del mondo e ho ricevuto diversi riconoscimenti: il premio Lega Ambiente, il premio Alpi Apuane, il premio Andersen. Considero il libro illustrato uno straordinario strumento per dare valore alla relazione tra adulti e bambini in dalla primissima infanzia e per aprire una comunicazione fatta di complicità e fiducia. Trovo che molti libri per bambini siano perfetti anche per gli adulti. Ma non è detto che i libri, per il solo fatto di essere illustrati siano sempre perfetti per i bambini. Come in ogni campo dell'arte, si cerca, si sperimenta, si tenta... ma come in ogni arte applicata, bisogna avere ben presente l'utente finale.
e.bussolati@alice.it
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in libreria
Le fiabe che fanno paura, faranno bene oppure no?

"Stretta la strada, lunga la via... dite la vostra che ho detto la mia!" Queste le parole che concludevano il racconto serale, indimenticabile, delle fiabe della mia infanzia: le fiabe di sempre. Quelle che ancora affascinano, al punto di essere illustrate da illustratori di altissimo livello, che sulle fiabe desiderano "dire la loro".
E' uscito da poco un bellissimo e discussissimo libro, "Hansel e Gretel" illustrato da Lorenzo Mattotti e pubblicato da Orecchio acerbo.
Maestro dei colori vivi, contrastanti, decisi, Mattotti decide di interpretare questa fiaba cupa con segni neri, fondi, drammatici. Pennellate violente e lacerate, tra le quali si nasconde uno sguardo che spia, un urlo silenzioso, un fuoco bianco. Tutto il contrario della classica fiaba che punta sulla zuccherosità della casetta della strega e sulla paperella che porta in salvo i bambini. Il libro lascia di stucco, attira nel suo gorgo, conquista o respinge.
Ci si domanda: ma i bambini? Già...
Allora diamogli Cappuccetto rosso! Mi capita in mano questo coloratissimo libro francese, illustrato da Christian Roux, pubblicato da Seuil. Curiosa la copertina: un bosco fitto con la bimba piccola piccola rossa rossa. Non c'è il titolo però. Cappuccetto rosso è una icona così conosciuta che il titolo è quasi inutile. Lo si mette sull'ultima di copertina, in bocca al lupo. Un lupo sì nero su fondo rosso ma quasi una maschera. Meno inquietante del bosco fitto.

Poi si entra nel libro. Lei, Cappuccetto, è proprio una bimba: carina, ben disegnata, lontanissima dai bambini tormentati di Mattotti.

Molto vivi e infantili, i disegni sembrano rassicuranti ma portano sempre più nel fitto della tragedia. Tutti sappiamo che la favola ha due finali. Ma mai ci aspetteremmo che questo libro offrisse la più cruenta delle due: il lupo si divora nonna e nipote e va a ululare contento sulla collina.

Quale delle due fiabe ci spaventerà di più? Quella graffiata da un pennello nero o quella che finisce in un ululo rosso?
Credo che per i bambini la cosa dipenda da chi legge con loro la fiaba. Avere paura con un GRANDE rassicurante vicino vicino, è come sentire un ghiacciolo sulla schiena: fa perfino ridere un po'... se le cose finiscono bene.
Ma se finiscono male? Allora ci vuole un GRANDE capace di ascoltare e fare domande, di confrontarsi con l'inquietudine del bambino, di tranquillizzarlo sul fatto che si può anche non finire in bocca al lupo, se lo si conosce un po'.




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